fbpx

Il lavoro che si evolve. Le figure digital più richieste e ricercate sul mercato

In questi anni dove tutto avviene tramite i mezzi di comunicazione globale, in primis internet e le piattaforme social, sapere gestire questi canali significa poter competere sui mercati internazionali. Avere la possibilità di accedere a servizi professionali in grado di sfruttare le nuove tecnologie può consentire a qualsiasi azienda di raggiungere ogni giorno milioni di potenziali clienti in tutto il mondo.

Le imprese che vogliono espandere i loro confini, il loro parco clienti, e quindi i loro potenziali guadagni, possono contare oggi sulle potenzialità di strumenti hardware e software che permettono di connettersi ovunque, in ogni momento della giornata e sulla capacità di esperti che lavorano affinché i brand acquisiscano sempre più valore e ottengano la fiducia dei propri clienti.

 

Per le aziende, evolversi significa ricercare, assumere o acquistare i servizi di figure professionali quali web master, sviluppatori di applicazioni e software e SEO, che puntino a mettere in primo piano l’azienda e i prodotti che questa ha da offrire.

Per questo la formazione professionale in questi settori oggi è diventata indispensabile per ha necessità di aggiornarsi o trovare sbocchi sul mercato del lavoro digitale. Sviluppo di siti web, di ecommerce e di app e a questo si aggiungono anche le sempre nuove strategie di marketing che spesso vengono adottate dalle società per essere trovate più facilmente dai clienti, aumentare le visite e le interazioni con i propri prodotti e contenuti, convertendole in vendite.

Le aziende oggi richiedono servizi specifici per aumentare la propria visibilità, integrando nelle loro strategie di marketing, la presenza sui vari social network, quali Facebook, Instagram, canali YouTube e molto altro ancora. Per poter gestire nel modo migliore tutte queste risorse e ottimizzare al meglio le potenzialità che queste offrono, è necessaria una formazione professionale che sviluppi la capacità di creare delle strategie da seguire, di pianificare un percorso grazie al quale poter raggiungere degli obiettivi strategici.

Web designer, sviluppatori app, SEO specialist: le nuove figure professionali al passo coi tempi.
Queste figure spaziano dalla realizzazione di pagine web, applicazioni e contenuti da condividere sui profili social delle aziende, al supporto per il marketing per società di ogni settore: internet, telefonia, elettronica, ma anche servizi editoriali, vendita e quanto altro ancora oggi può essere offerto, venduto e gestito attraverso il web.

Il successo delle aziende infatti è determinato non solo dalla validità dei prodotti o di ciò che viene offerto, ma dal buon lavoro di comunicazione in fase di promozione, vendita e customer care. Abbiamo potuto apprendere da KMA web agency romana che si occupa non solo di offrire servizi alle aziende ma anche di formazione nel settore digital quali sono nello specifico le figure professionali che le aziende richiedono al momento.

Web Designer
La figura professionale meno recente tra i mestieri del digital, ma ancora molto richiesta. Sono ormai quasi vent‘anni che esiste la necessità per le aziende italiane di realizzare piattaforme e pagine web. I web designer si occupano prevalentemente di progettare, realizzare e pubblicare siti internet per le aziende che richiedono i loro servizi.

Sono richieste competenze di utilizzo di software grafici oltre all’utilizzo del codice di Html e delle piattaforme open source maggiormente diffuse. Sono gli “architetti del web” e possono essere assunti direttamente da aziende strutturate che necessitano di assistenza costante per i propri siti ma possono operare anche da freelance o presso agenzie web.

App Developer
Gli sviluppatori di app sono in primo luogo dei programmatori con delle conoscenze dei linguaggi di molto avanzati. La figura dello sviluppatore di applicazioni nasce con la crescente esigenza da parte delle aziende di avere delle app dedicate per dispositivi portatili, come smartphone e tablet, per permettere ai clienti di poter fruire dei propri servizi in qualsiasi momento e in ogni luogo.

Un attento sviluppatore di app adotta solitamente un approccio analitico, raccogliendo più informazioni possibili dall’azienda, dal cliente e sul tipo di funzionalità da poter offrire attraverso la device mobile. Può anche lavorare in team con altri sviluppatori e con altri professionisti del digital, per creare delle soluzioni integrate. Generalmente gli sviluppatori seguono un percorso di formazione in cui si specializzano per un sistema in particolare tra Android, iOS o Window, poiché i tre ambienti richiedono conoscenze e modalità di operarecompletamente diverse l’uno dall’altro.

SEO specialist
L’acronimo SEO significa Search Engine Optimization, ossia ottimizzazione per i motori di ricerca. Questo lascia comprendere bene cosa fa un SEO specialist, ma scendendo nel dettaglio possiamo dire che si occupa di studiare i fattori di ranking che Google ritiene significativi per concedere visibilità e un buon posizionamento a un sito web per determinate combinazioni di parole chiave. Questo significa che il SEO si occupa forse del lavoro più delicato e importante, in quanto avere un bel sito internet, funzionale, esteticamente perfetto e che risponda in tempi brevi, serve a poco se non viene visualizzato nelle ricerche.

Il SEO ha quindi il compito di dare un senso al lavoro del web designer, oltre che garantire alta visibilità al sito del cliente.

Social Media Manager e Digital PR: due nuove figure figlie dell’evoluzione di internet
Le aziende oggi non fanno marketing solo tramite pagine internet, ma anche grazie ai canali di comunicazione offerti dai social network, come Twitter, Facebook, Instagram e tanti altri. Esistono due figure molto importanti che sono specializzate nel gestire i canali social delle aziende e promuoverli affinché queste ottengano sempre più iscritti e followers e quindi clienti.

Il Social Media manager
Il Social Media manager passa buona parte del suo tempo sulle varie piattaforme social come Facebook, Instagram e simili, pubblicando contenuti specifici e creando inserzioni per le aziende, con promozioni, prodotti, campagne di marketing, ecc. Ovviamente i suoi compiti non prevedono solo la pubblicazione di contenuti su Facebook, una nella pianificazione di una social media strategy che innanzi tutto individui il tipo di comunicazione da svolgere in base alla richiesta del cliente.

Il social media manager sa come mettere ottenere visibilità per il proprio cliente, pianifica e programma un calendario editoriale facendo riferimento alle metriche apprezzamento degli utenti, inoltre risponde ai commenti e messaggi da parte dei follower o dei clienti e li gestisce, crea delle inserzioni a pagamento, dei contest, tiene monitora i propri risultati e si tiene aggiornato sulle innovazioni che le piattaforme introducono.

Il Digital PR
Il Digital PR è specializzato nel creare e gestire le relazioni tra il brand e i vari influencer, così da preservare la buona reputazione online dell’azienda che rappresentano attraverso la voce e i contenuti di personaggi che vengono seguite sui social da milioni di persone. Il digital pr seleziona figure che sono diventate dei punti di riferimento online, che godono di grande visibilità, di autorevolezza e che hanno costruito delle vere e proprie community intorno a sé.

Successivamente il digital pr si occupa delle public relations con le figure selezionate per conto del brand che rappresenta: chiede consulenze, invia prodotti in anteprima, si occupa di invitare gli influencer ad eventi o presentazioni e tra i suoi principali compiti è anche quello di preservare il brand per cui lavora e i suoi prodotti da eventuali recensioni negative.

Che la vostra aspirazione sia quella di creare siti internet professionali per aziende, creare e gestire i loro profili social o organizzare eventi per promuovere i loro servizi e prodotti, c’è solo una strada che dovete intraprendere: quella della formazione professionale.

Fonte:MiurIstruzione

Facebook è ormai obsoleto: i giovani preferiscono Snapchat

I giovani del Regno Unito preferiscono Snapchat a Facebook. Numeri in calo (considerando gli under 25) per il social network fondato da Mark Zuckerberg ed età media sempre più alta.

Rimane ‘IL’ social network per antonomasia, eppure piace sempre meno. Soprattutto ai giovani, attratti dal nuovo che – è proprio il caso di dirlo – avanza a passi spediti.
Più Snapchat e meno Facebook: questo dice un report stilato da eMarketer, secondo cui i ragazzi inglesi tra i 18 e i 25 anni preferiscono la prima piattaforma alla seconda. Merito di Stories e filtri per le foto, ormai compagni fedeli delle nuove generazioni.

Dati e numeri destinati a crescere nel tempo, con le statistiche che parlano di un aumento di 350mila persone entro la fine dell’anno. Arrivando, almeno nel Regno Unito, ad un sorpasso di Snapchat su Facebook in termini di utenti. Dodici mesi fa era toccato alla fascia d’età 12-17 anni, presto giungeranno al traguardo anche gli altri under 25.

Il calo del social network fondato nel 2004 da Mark Zuckerberg non rappresenta di certo una novità: già lo scorso anno aveva iniziato a perdere popolarità tra i giovanissimi, compensando la perdita con lo sbarco dei più grandi. Insomma, i figli lasciano Facebook mentre i genitori si registrano. Per rimanere.

È proprio grazie agli adulti, infatti, che gli utenti attivi, nonostante i vari abbandoni, aumentino di mese in mese, soprattutto nei paesi europei più importanti. Ad essere influenzata è di conseguenza l’età media: piuttosto alta, intorno (a volte sopra) ai 55 anni.

Ma cosa preferiscono gli under 25 e gli adolescenti? Se Snapchat (almeno nel Regno Unito) pare non doversi preoccupare di alcun concorrente, la grande alternativa si chiama Instagram. Non diverte Twitter, costantemente giù nelle preferenze. Si cinguetta poco, nemmeno la rivoluzione che, a novembre del 2017, ha portato ad un aumento dei caratteri dei tweet (da 140 a 280) ha interrotto il trend negativo.

Fonte: Foxlife

Consulenti, la tv di Instagram è un’occasione

I financial advisor hanno uno strumento in più a disposizione per fare marketing sulla rete.

Instagram ha ormai superato la soglia del miliardo di utenti e ha deciso di celebrare il risultato raggiunto lo scorso mese con il lancio della IGTV. Si tratta di una nuova app che consente di pubblicare e visualizzare video lunghi fino a un’ora, registrati con lo smartphone. È nata dunque una vera e propria televisione social, 58 agosto 2018 n bluerating | finanzaonline. Il popolare social network ha lanciato IGTV, un’app per pubblicare video. È nata la Tv di Instagram, occasione per i consulenti I financial advisor hanno uno strumento in più a disposizione per fare marketing sulla rete che dovrebbe competere con la più affermata piattaforma YouTube. Se già il social network di proprietà di Facebook poteva essere un strumento utile per la professione del consulente finanziario, con questo nuovo servizio si allargano notevolmente le possibilità per attuare sul mercato delle strategie di marketing e di business. Ecco tre modi con i quali i professionisti del settore possono interagire con la IGTV.

Dimostrazioni del prodotto
Le aziende e i consulenti finanziari possono utilizzare i propri esperti interni per creare video di istruzioni per prodotti facilmente consumabili sui telefoni degli utenti finali. Ciò consente alle aziende di commercializzare meglio i propri prodotti attraverso un video più lungo.

Marketing e advertising
IGTV probabilmente genererà sempre più traffico di utenti, aiutando le aziende a estendere la propria portata. La pubblicità non è ancora stata approvata per l’app, ma potrebbe diventare un nuovo flusso di entrate importante per Facebook, con la possibilità di vendere annunci a prezzi premium, in maniera analoga alla Tv.

Webinar e non solo
Per le aziende e le reti di consulenza finanziaria si aprono dunque nuovi orizzonti: sarà infatti possibile produrre contenuti di formazione a distanza più lunghi, creare video per spiegare i movimenti di mercato, i grafici finanziari e gli investimenti migliori da seguire. Questo potrebbe anche aumentare il coinvolgimento da parte dei clienti.

Di cosa si tratta
L’applicazione IGTV permette di creare video a schermo intero in risoluzione fino a 4K. Si potrà navigare attraverso i vari canali, che altro non sono che instagrammer che hanno deciso di cimentarsi nella creazione di questi nuovi contenuti multimediali. Chiunque potrà avere il proprio canale, e potrà caricare i video dall’app o sul web (in formato .mp4 e di dimensioni non superiori a 3,6 gb).

Come funziona
Cliccando sull’apposita icona in alto a destra dell’app di Instagram che raffigura un minitelevisore si accede a tutti contenuti caricati dagli utenti che seguite. Scrollando poi da sinistra verso destra potrete scorrere tutte le anteprime di ciò che è stato caricato finora. Cliccando su una delle anteprime verrà attivata la visualizzazione che potrà essere fermata premendo il tasto play/off.

Le sezioni
Instagram Tv è diviso in sezioni. In Per te trovate i contenuti suggeriti dalla app in base ai vostri interessi, in Persone che segui i video girati dagli utenti che seguite, in Popolari i video che hanno ricevuto più visualizzazioni e like e infine Continua a guardare è la sezione da cui potete accedere ai contenuti che avete messo in pausa.

 

Thk to D.Settembre

Il marketing digitale globale crescerà dell’11,6% nel 2018

Lo afferma la società di ricerca PQ Media, secondo la quale quest’anno l’intera industria pubblicitaria aumenterà il suo valore del 5,5%, raggiungendo un valore di 1,3 mila miliardi.

Quest’anno e nel 2019, i ricavi globali derivanti dal marketing e della pubblicità digitale continueranno a registrare tassi di crescita a doppia cifra, mentre il valore della pubblicità e del marketing sui mezzi tradizionali sarà interessato da una leggera crescita.

Lo afferma la società di ricerca PQ Media, secondo la quale, da un lato, il comparto dei vecchi media crescerà quest’anno del 2,1% a 803 miliardi di dollari, dall’altro, il segmento digitale segnerà +11,6% a 496 miliardi. Il rapporto di PQ Media sostiene che per i media tradizionali si tratta del tasso di aumento dei ricavi più alto dal 2008.

Per il prossimo anno, la società di ricerca si aspetta a livello globale una crescita dello 0,8% per la pubblicità e il marketing tradizionale e del 10,7% per l’online

Nello specifico, l’indagine riporta che 26 di 41 canali media digitali e alternativi registreranno tassi di crescita a doppia cifra, si parla di coupon su mobile, network digitali place-based, product placement su televisioni e content marketing non testuale, come video sponsorizzati e sampling online.

Complessivamente, l’intera industria globale della pubblicità e del marketing è prevista in crescita del 5,5% nel 2018, a 1,3 mila miliardi, un tasso che secondo PQ Media è il più elevato dell’ultimo decennio.

I dati della ricerca di PQ Media provengono da 20 dei maggiori mercati media da Paesi collocati in quattro macroregioni.

 

Il tempo è il bene più importante che abbiamo

Qualche tempo fa, casualmente, mi sono trovato a leggere un libro dal titolo ” 4 ore alla settimana”; l’autore Tim Ferris è una sorta di coaching che in questo libro racconta come aveva trovato il modo diminuire drasticamente la sua mole di lavoro, guadagnare come prima e godere di un sacco di tempo libero da dedicare alle sue passioni.

Tim aveva trovato la felicità semplificando!

Ho iniziato a leggere i suoi libri e seguirlo, dal suo punto siamo noi a complicarci inutilmente la vita in un modo ben preciso: non ci accontentiamo mai. Siamo portati a credere che la felicità sia complicata e che ciò che abbiamo a disposizione non sia mai abbastanza.
Tim Ferriss lo spiega molto bene nel suo libro con una breve storia che vi esorto a leggere con attenzione per poi riflettere.

Il pescatore e il businessman

Un uomo d’affari statunitense, su ordine del medico, si concesse una vacanza in un piccolo villaggio costiero messicano. Incapace di prendere sonno dopo avere ricevuto una telefonata urgente dall’ufficio, si avviò verso il molo per schiarirsi le idee. Lì era attraccata una minuscola imbarcazione con un solo pescatore, carica di tonni pinna gialla. L’americano si complimentò con il messicano per la pesca.

«Quanto ci ha messo a pescarli?» domandò l’americano.
«Pochissimo tempo» rispose il messicano in un inglese sorprendentemente buono.
«Perché non sta fuori di più e prende più pesce?» domandò allora l’americano.
«È sufficiente per sostenere la mia famiglia e regalarne un po’ agli amici» disse il messicano mentre li scaricava in una cesta.
«Ma… Che cosa fa il resto del tempo?»

Il messicano alzò lo sguardo e sorrise.

«Dormo fino a tardi, pesco un po’, gioco con i miei figli, faccio una siesta insieme a mia moglie Julia, e giro per il villaggio ogni sera, dove bevo vino e suono la chitarra con i miei amigos. Ho una vita piena e impegnata, señor.»

L’americano rise e si allungò in tutta la sua statura.

«Signore, mi sono laureato a Harvard con un Master in Business Administration e posso darle una mano. Dovrebbe dedicare più tempo alla pesca e in questo modo potrebbe acquistare una barca più grande. In un attimo, con l’aumento dei profitti, potrebbe comperare numerose barche. Alla fine avrebbe una flotta di pescherecci.»

«Invece di vendere quello che pesca a un intermediario, potrebbe vendere direttamente ai clienti, e alla fine potrebbe aprire un conservificio. Controllerebbe il prodotto, la lavorazione e la distribuzione. Naturalmente dovrebbe lasciare questo piccolo villaggio costiero di pescatori e trasferirsi a Città del Messico, poi a Los Angeles e infine a New York, dove potrebbe gestire la sua impresa in espansione con un management appropriato.»

Il pescatore messicano domandò: «Ma, señor, quanto ci vorrà per tutto questo?».
Al che l’americano rispose: «Quindici, vent’anni. Massimo venticinque».

«E poi, señor?»

L’americano rise e disse: «Questa è la parte migliore. Al momento giusto, lancerebbe una IPO e venderebbe le azioni della sua società al pubblico diventando veramente ricco. Farebbe i milioni».

«Milioni, señor? E poi?»

«A quel punto potrebbe ritirarsi e trasferirsi in un piccolo villaggio costiero di pescatori, dove potrebbe dormire fino a tardi, pescare un po’, giocare con i suoi figli, fare una siesta insieme a sua moglie e girare per il villaggio la sera, per bere vino e suonare la chitarra insieme ai suoi amigos…»

Il pescatore rifletté per un momento e disse: “Grazie per i consigli senor, ma se non le spiace credo che risparmierò i 15 anni, e resterò esattamente dove sono”!

Come aumentare CTR e ROI

Ecco 5 tecniche di copywriting per rendere più efficaci le email.

Come puoi distinguerti per far notare la tua email? O meglio, come puoi fare in modo che il destinatario la legga e interagisca con il suo contenuto?
MailUp suggerisce alcune tecniche di copywriting per migliorare i risultati delle campagne email.

Una persona riceve in media 121 email al giorno, secondo Templafy, che significa “121 messaggi diversi, 121 promozioni diverse, 121 call-to-action diverse”. In che modo è possibile far notare un’email tra così tante? O meglio, come fare in modo che il destinatario la legga e interagisca con il suo contenuto?

In un articolo sul blog di MailUp, l’esperta di content marketing Stacey Wonder illustra 5 tecniche di copywriting per migliorare i risultati delle campagne email, alzando la percentuale di clic (CTR) e i ritorni degli investimenti (ROI) calcolati per massimizzare l’efficacia economica delle campagne stesse.

Tra le diverse tecniche di copywriting utilizzabili per migliorare i risultati dell’email marketing aziendale, MailUp ne suggerisce cinque: sfruttare la formula PAS (problem, agitate, solve), utilizzare le bucket brigade (semplici parole/frasi con i due punti alla fine), semplificarepersonalizzare il testoimpiegare il PS alla fine (utile a rafforzare l’obiettivo dell’email).

In generale, il ROI più elevato si ottiene ancora con delle buone campagne email.

Tecnicamente, ha spiegato Andrea Serventi sulle pagine online di MailUp, ROI è l’indicatore che misura con esattezza l’efficacia economica delle campagne, offrendo numeri e valori con cui confrontare la redditività dell’email con gli altri canali di digital marketing.

Il ROI risponde a una domanda semplice e, al tempo stesso, irrinunciabile per i marketer che adottano un approccio analitico alle strategie di marketing: quanto “rendono” le campagne a fronte dei costi sostenuti per metterle in atto?

 

Thanks to Kfb

Italiani in balia del web tra fake news e nuove malattie da overdose di social network

Per l’87% degli italiani i social network non offrono più opportunità di apprendere notizie credibili e l’82% degli italiani non è in grado di riconoscere una notizia bufala sul web.Sono i dati allarmanti che emergono dal rapporto “Infosfera” sull’universo mediatico italiano realizzato dal gruppo di ricerca sui mezzi di comunicazione di massa dell’Università Suor Orsola Benincasa guidato da Umberto Costantini, docente di Teoria e tecniche delle analisi di mercato ed Eugenio Iorio, docente di Social media marketing.

La ricerca completa, giunta alla sua seconda edizione, è disponibile integralmente e gratuitamente sul sito web dell’Ateneo napoletano (www.unisob.na.it/eventi/pdf/20180720.pdf) ed è stata realizzata in collaborazione con i ricercatori dell’Associazione Italiana della Comunicazione pubblica e istituzionale, del Centro Studi Democrazie Digitali e della Fondazione Italiani – Organismo di Ricerca coinvolgendo un campione d’indagine superiore ai 1500 cittadini italiani, quindi con un errore statistico minimo che si attesta intorno al 2,5%.

La ricerca Infosfera, presentata stamane al Suor Orsola alla presenza del Commissario AGCOM, Mario Morcellini e dell’assessore regionale alla Formazione, Chiara Marciani, raccoglie i dati sulla percezione del sistema mediatico, con particolare attenzione al livello di credibilità, fiducia ed influenza delle fonti di informazione.  Viene così disegnato il nuovo assetto dello spazio pubblico prodotto dai fenomeni della mediatizzazione, della disintermediazione, dell’information overload, della polarizzazione e della sottrazione di tempo e di attenzione.

Dall’ansia all’insonnia: le malattie da overdose di internet

Innanzitutto emerge l’assoluta dipendenza degli italiani dal web. Il 95% del campione utilizza quotidianamente internet, quasi il 70% lo fa per più di tre ore al giorno e il 32% per più di cinque ore. La metà di questi tempi è impiegata sui social network. E crescono così i malanni da ‘overdose di web’. Stati d’ansia (8,68%), insonnia (16,84%), confusione e frustrazione (6,38%), dolori di stomaco e mal di testa (8,36%) e dimenticanze (9,93%). I social media e i dispositivi digitali stanno ormai rimodulando le facoltà mentali dell’individuo, il pensiero profondo, l’attenzione e la memoria. Il 69,34% degli italiani registra e memorizza le informazioni di cui ha bisogno sul telefono. Il 79,93% degli italiani ritiene di essere in grado di trovare facilmente le notizie di cui ha bisogno e tende a fare un largo uso di free media piuttosto che di media a pagamento.

Informazione e democrazia: sfiducia e contraddizioni

Molte le contraddizioni emerse. Per l’87,24% degli italiani i social network non offrono più opportunità di apprendere notizie credibili. Eppure per il 96,61% il sistema di informazione non è la dimostrazione che la democrazia italiana è in salute e per il 98,75% non è la dimostrazione che la democrazia italiana è debole. Non viene quindi messo in relazione lo stato del sistema di informazione con la qualità della democrazia e di conseguenza con il concetto di libertà che anzi viene percepita positivamente dalla supposta libertà garantita dalla rete. A riprova di ciò, per il 77,30% le fake news non indeboliscono la democrazia. Per l’87,76% l’informazione che circola in rete è professionale, quindi è attendibile.

“È innegabile che si tratti di dati inquietanti – ha spiegato Eugenio Iorio, docente di Social media marketing all’Università Suor Orsola Benincasa e coordinatore scientifico della ricerca –  perché in un’infosfera così configurata i cittadini/utenti, sprovvisti dei più elementari strumenti di analisi e di critica della realtà e privi di qualsiasi strumento di difesa, tendono ad avere una visione distorta della realtà, una visione sempre più prossima a quella desiderata dai manipolatori delle loro capacità cognitive”. Da questo punto di vista diventa fondamentale il ruolo della formazione delle nuove generazione come ha evidenziato il Commissario AGCOM Mario Morcellini spiegando che “il quadro negativo emerso dal rapporto Infosfera lancia un forte allarme al quale possono e debbono rispondere le scuole e le Università impegnandosi nella formazione di una coscienza critica nei giovani che sia più preparata al bombardamento mediatico a cui oggi si viene sottoposti in maniera indiscriminata e incontrollata”.

Fonte: Suor Orsola Benincasa

TRE FARINE E UNA SERATA ALL’INSEGNA DEL SUCCESSO

Iniziamo sfatando miti e credenze popolari. Tre, da sempre considerato il numero perfetto per antonomasia, rappresenta “solo” il primo riscontro e non il traguardo finale del ristorante, pizzeria e caffetteria Tre Farine, il locale dei fratelli Nicola e Ivan Ferraro ubicato in un elegante palazzo ottocentesco di Caserta, dove il dieci luglio 2018 sera si è festeggiato il terzo anniversario dall’apertura con un grande Gala insieme a tutto il personale, amici, fornitori, collaboratori, imprenditori e autorità istituzionali.
Tanti i progetti in cantiere, la voglia di mettersi in gioco e le nuove sfide che il mercato propone per sentirsi già “sazi”.

Inizia così il mio incontro con i due fratelli Nicola e Ivan Ferraro, artefici di aver ricreato una meravigliosa serata ricca di tante persone accorse numerose per manifestare un “affetto sincero” verso due capaci e umili imprenditori che hanno deciso di festeggiare con tutte le persone che sono state artefici di questi primi tre anni di vita del loro successo enogastronomico.

Un contributo alle nostre mogli, il vero motore di Tre Farine, che ci accompagnano in questo progetto, gli chef, i collaboratori cucina, pizzeria, caffetteria e alla sala” concludono i due fratelli nativi di Marcianise (CE).

Allora Nicola, tre Farine, tre anni insieme e tre momenti da vivere, ma tu quale ricordi particolarmente?

Naturalmente l’apertura, ma stasera rivivo la stessa passione e la stessa emozione. Tutto è merito dei miei collaboratori e della mia famiglia è solo grazie a loro se siamo qui ha parlare di questo primo traguardo. Questa festa è nata e ideata da me e mio fratello per ringraziarli.

Una serata dove sono presenti amici, clienti e cariche istituzionali; è difficile incontrare un tale affetto in un’azienda dedita alla ristorazione.
La passione e la forza di una famiglia come la nostra ci ha portato ad avere un legame speciale con i nostri collaboratori, clienti, fornitori e le tante cariche istituzionali che ci conoscono e con le quali si è instaurato un rapporto di “lealtà”. E’ l’insieme di tutti questi fattori che ha fatto la “differenza”.

Ti aspettavi un successo del genere?

Antonio, io sono una persona molto umile, ma avere un ottimo riscontro da subito, dal primo giorno è stato davvero un qualcosa di inaspettato che mi motiva e ci spinge a dare sempre di più. L’intenzione è quella di migliorarci sempre per non deludere mai la nostra clientela.

 

Tra tre anni quando ci rivedremo qui, cosa ci racconteremo?

Sai bene che ci sono tanti progetti in cantiere che voglio realizzare, uno su tutti un albergo a Marcianise (CE) mia città natale, l’ho promesso a mio padre e sto impegnandomi al massimo per mantenere il mio impegno.

 

 

 

Un grazie a Nicola e Ivan Ferraro “meravigliosi” interpreti di questo evento; un connubio di gentilezza, professionalità e disponibilità manifestata con tutti gli ospiti che hanno potuto godere un perfetto mix di eleganza, musica e gastronomia per un serata “speciale”.

 

Per #Foodmakers

Luigi, imprenditore pugliese che con il Kazz in Scozia ha avuto successo.

Protagonista di questa vicenda è un ragazzo pugliese che a 23 faceva il ragioniere in un’azienda di rappresentanza di salumi e formaggi in provincia di Bari.

Guai a considerarlo volgare perché il pugliese che ha fatto fortuna in Scozia grazie al “Kazz” non ha nulla di fuori posto, se non quel pizzico di irriverenza tutta meridionale che conquista a ogni latitudine. Anche nelle fredde terre scozzesi, dove Luigi, emigrato dalla provincia di Bari, ha aperto locali dando vita società con nomi decisamente originali. Se per madrelingua britannica è inizialmente difficile cogliere il doppio senso, a un italiano basta poco per rendersi conto dell’originalità dell’iniziativa e del divertimento che sta alla base di un’avventura imprenditoriale. Che invece è seria, serissima perché ha ottenuto finanziamenti dalla banca d’affari Hsbc e dà lavoro a 150 persone.

Skassa Kazz Limited: in Scozia a colpi di irriverenza

Protagonista di questa vicenda – raccontata ai grandi media dalla giornalista Milena Gabanelli nel suo Dataroom sul Corsera – è un ragazzo pugliese che a 23 faceva il ragioniere in un’azienda di rappresentanza di salumi e formaggi in provincia di Bari. Un lavoro piuttosto grigio e ripetitivo, dunque, anche se stipendiato con 2.300 euro al mese, che proprio pochi non sono. Ma evidentemente quell’impiego mal si concilia il suo carattere ed ecco che decide di tentare l’avventura in Scozia, muovendo i primi passi come pizzaiolo per sbarcare il lunario. Si trattava solo del primo passo perché quello successivo è stata l’apertura di un bar brasiliano, chiamato Boteco do Brasil.

Più facile a dirsi che a farsi perché poi c’è da fare i conti con la burocrazia ovvero con la creazione di una società per gestire quell’attività. Inevitabile allora che uno tipo esuberante come lui scegliesse un nome così indicativo come Skassa Kazz Limited, regolarmente iscritta a Glasgow. E siccome gli affari vanno bene, apre un altro locale nella capitale e altri due a Edimburgo. Ebbene, i contratti con cui ha ottenuto finanziamenti dalla Hsbc portano i nomi di Skassa Kazz Limited, Rumba Kazz Limited, Kaka Kazz Limited. E, ribadiamo, non si tratta di uno scherzo: il Boteco do Brasil è stato addirittura premiato come miglior bar dello Scozia nel 2018, come riporta il sito della Camera di commercio di Glasgow.

Il prossimo passo? Una nuova società: ecco il nome

Adesso il 37enne pugliese sta pensando di acquistare lo stesso locale in cui ha avviato l’ultima attività (il bar si chiama Mango) e di conseguenza deve creare una nuova società. Il nome a cui sta pensando prima di attivare i contatti con l’istituto di credito? Mango Pu Kazz, per dare seguito a una tradizione di successo.

 

 

Fonte:Businessonline

IGTV: Instagram accende la TV

«Gli adolescenti guardano il 40 per cento in meno di tv rispetto a 5 anni fa». Strike.

Kevin Systrom, fondatore e amministratore delegato di Instagram, ha aperto così l’evento di lancio della nuova piattaforma video, Igtv, che si è tenuto a San Francisco mercoledì 20 giugno.
Il 34enne ha messo sul piatto altri due dati:
• Instagram, acquistata da Facebook nel 2012, è ormai utilizzata da un miliardo di persone al mese,
• all’interno dell’app, la crescita della fruizione di video è del 60 per cento su base annua.
Ecco perché è arrivato il momento di fare l’ingresso ufficiale nel sempre più promettente — e affollato — mercato dei filmati online (di qualità). Le Storie a scomparsa, scippate a Snapchat, sono state un ottimo cavallo di Troia. Ora si tenta il passo in più.

Un’altra manciata di dati:
• secondo Zenith, il 2018 sarà l’anno in cui la pubblicità su Internet supererà quella televisiva di 40 miliardi di dollari a livello globale.
• Dopo il sorpasso dello scorso anno, dunque, il divario aumenta soprattutto a cavallo del mobile, che crescerà del 25 per cento arrivando a rappresentare il 60 per cento degli investimenti pubblicitari sul web e il 24 per cento di quelli totali.
Ecco perché (ancora) Instagram partecipa alla corsa a perdifiato dei colossi del digitale per mettere a disposizione materiale rilevante e in grado di catturare e trattenere web-spettatori, mentre il famigerato articolo 13 della Direttiva europea sul copyright spinge di fatto nella stessa direzione con il rispetto dei diritti d’autore in cima alla lista delle priorità (da realizzare anche con il rischio di pagare un prezzo, in termini di libertà, troppo alto).

A proposito della corsa a perdifiato, si pensi che la sola Apple, nell’ultima settimana, ha siglato un accordo con Oprah Winfrey e ha iniziato a muoversi sul fronte dei contenuti per bambini. Intanto Facebook si è dato ai quiz (e ai telegiornali) e Amazon si è comprata i diritti della Premier League.

Instagram si sdoppia e riparte dai fondamentali puntando sui suoi iscritti e sui cosiddetti «creator» (gli youtuber — in sostanza — se non sei YouTube e non vuoi nominare il tuo nuovo rivale ma stai facendo riferimento agli utenti noti e creativi): la nuova Igtv (iOs e Android) è un’applicazione a se stante, con una sezione in quella principale. Semplice il funzionamento e chiaro l’obiettivo: la apri e i video partono direttamente, senza dover digitare alcunché (come accade con la tv), e coprono l’intero schermo dello smartphone. Puoi scegliere fra una selezione a te dedicata, i filmati delle persone che segui su Instagram e quelli popolari.
La (prima) vera novità è la durata: dagli attuali 15 secondi delle Storie e dal minuto dei post, con Igtv tutti potranno spingersi a 10 minuti. Alcuni creator potranno superare l’ora e si arriverà più avanti a un tempo di trasmissione illimitato.
Systrom non ha fretta, sa di avere potenzialità maggiori della casa madre Facebook: per ora la pubblicità resta fuori e i creator non vengono sostenuti economicamente in alcun modo, mentre il social blu ha appena dedicato loro una piattaforma per entrare in contatto con gli sponsor. Anche perché bisognerà vedere quanto i vari Laudry o King Bach — fra le (web)star già coinvolte — saranno in grado di tenere in piedi e far correre il progetto, destinato a ospitare in futuro produzioni originali ad hoc.

La piattaforma c’è, il pubblico anche: la partita, per tutti, è quella dei contenuti.

 

Fonte Repubblica – thanks to Martina Pennisi