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29 Novembre 2016 admin

Competenze digitali: ecco cosa chiedono le aziende

Competenze digitali: ingegneria, economia, statistica e comunicazione sono le aree di formazione alle quali guardano maggiormente le aziende protagoniste della rivoluzione digitale. “Ma la capacità di lavorare in team e conoscere i propri limiti vale ancora di più”, dice l’esperta. E uno stage non dovrebbe esser pagato meno di 800 euro.

Soft Skills

Soft Skills

Il mondo dell’Ict e dei servizi digitali è uno dei più frizzanti dal punto di vista occupazionale: secondo i dati Excelsior (Unioncamere in collaborazione col Ministero del Lavoro) è quest’anno protagonista delle assunzioni, con una propensione ad assumere superiore alla media (+34%) per le imprese che realizzano innovazioni. Le stime del Cedefop (Agenzia di ricerca sull’istruzione e la formazione tecnica e professionale nell’Unione Europea) prevedono per l’Italia, tra 2015 e 2025, la creazione di nuove opportunità occupazionali (dipendenti e autonomi) per oltre 2 milioni di profili tecnici intermedi, tra cui la quota più significativa nel campo dell’ingegneria.

Ancora Unioncamere stima che tra i profili più richiesti dalle aziende spiccano al primo posto gli analisti e progettisti di software: per il 2016 sono state previste ben 9320 assunzioni di tali profili, quasi il doppio rispetto a 4 anni fa. Secondo l’Osservatorio InfoJobs sul mercato del lavoro anche nel primo semestre 2016 le “professioni digitali” hanno continuato a guidare l’economia nazionale. Il settore dell’ICT si è confermato tra i settori lavorativi più richiesti con il 17,8% degli annunci sulla piattaforma, pari al +10,7% sul 2015.

Insomma, i numeri lasciano pensare che il digitale – in tutte le sue sfumature – sia un ambiente fertile per chi si deve formare e lanciare sul mercato del lavoro. Patrizia Manganaro, responsabile delle risorse umane della società di consulenza everis Italia, specializzata proprio in questi temi e con un passato in Ibm, spiega come avviene l’approccio al mondo digitale da parte delle aziende. A partire da un assunto: “Da tempo non si discute più se digitalizzare conviene o ha senso, si discute piuttosto di come farlo. Tutte le aziende, in ogni comparto, nessuno escluso, stanno avviando importanti iniziative di trasformazione digitale. Ed il segreto per avere successo è poter disporre di persone e di team capaci di comprendere ed utilizzare al meglio la tecnologia che è un treno che non si ferma”.

Un contesto che genera una vera e propria “gara alla ricerca dei migliori talenti” con i relativi “grandi spazi di carriera per chi sa avere mente aperta e vedere le cose in prospettiva”. Se le aziende si affidano sempre più a team di consulenza esterna, “il settore pubblico procede in modo un po’ disomogeneo. Alcune strutture sono più veloci di altre ma nessuna regge il passo del settore privato che evolve a velocità accelerata a causa della competizione. Esistono però anche nel pubblica alcune eccellenze. La trasformazione di Poste ne è un esempio”, dice Manganaro.

In un mondo dominato dagli inglesismi, i giovani si sentono spesso ripetere che è necessario coltivare “digital” e “soft skill”. Chiediamo all’esperta cosa significa: “Per digital skill si intende, in modo ampio, tutto quanto ha a che fare e che muove il business digitale. Non si tratta solo di saper programmare, ma di riuscire ad immaginare quali nuovi mercati si possono aprire con la tecnologia e quali esigenze si possono soddisfare grazie al digitale”. Tradotto in profili interessanti per le aziende, significa che “c’è bisogno di varie professionalità: ovviamente i tecnici, ma anche umanisti (per esempio per la creazione di algoritmi di analisi semantica e di intelligenza artificiale), economisti (per l’analisi e l’innovazione applicata ai modelli di business) persino storici e giornalisti”. A queste competenze si aggiungono le “soft skills, che riguardano il carattere. La capacità di lavorare con altri”. Che nel mondo dell’innovazione contano un po’ di più: “Qui lavorare in team è fondamentale perché la complessità è elevatissima e le idee nuove non si trasformano mai in realtà se sono figlie di una sola persona. Chi vuole lavorare nel digitale (tecnico o meno) deve essere curioso ed umile ma anche ottimista e positivo. Saper gestire vittorie e sconfitte è un’altra caratteristica importante. Non si innova senza sbagliare e aver avuto una buona idea non è che il primo passo, per cui è importante non farsi ubriacare dai primi successi”.

Pensando ai ragazzi che devono decidere della loro formazione, chiediamo quale siano i cv scolastici che attirano maggior interesse presso l’azienda: “Ingegneria ovviamente, ma anche economia, statistica, comunicazione, e molte altre anche se magari in misura minore. Conta sempre, però, la consapevolezza delle proprie capacità dei propri limiti e del fatto che il digitale è una realtà in continua evoluzione. Valutiamo molto anche la personalità delle persone. Le soft skills, appunto. E gli interessi personali. Costruire la propria carriera assecondando le proprie inclinazioni è garanzia di successo per la persona e per l’ambito nel quale lavora”.

Molte volte, però, ai ragazzi di talento si offre la possibilità di iniziare a lavorare a condizioni a dir poco precarie. Spesso gratis, quando si è imbarcati dalle società come stagisti. Quale crede sia una proposta economica che anche un candidato a corto di esperienza dovrebbe rifiutare? “Difficile dirlo in termini generali. Nel nostro settore non credo sia giusto offrire meno di 800 euro al mese. Meglio dire che è necessario dire di ‘no’ sempre a ciò che si teme essere poco interessante. Al di là della retribuzione. Consapevoli, ovviamente, delle proprie capacità”.

 

 

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